Come se foste a casa vostra


“Come se foste a casa vostra”

una commedia con 4 accenti drammatici

di Michele Cosentini

con:

Sveva Tedeschi, Luca Ferrini, Alberto Melone, Ashai Lombardo Arop, Yonas Aregay, Paolo Roca Rey

e con il patrocinio di: Ambasciata dell’Iran, Ambasciata dell’Afghanistan, Ambasciata della Costa D’Avorio, Ambasciata della Moldavia, Nazione Rom.

e con il patrocinio di: Regione Lazio e Comune di Roma per il progetto Integr-Azione

 

23 luglio 2018 – ore 21.30

anteprima nazionale all’interno della rassegna “I solisti del teatro” presso i Giardini della filarmonica Romana, via Flaminia 118

30 agosto 2018 – ore 21.00

Città spettacolo Benevento

19 novembre 2018 ore 10.30 e ore 21.00 e 20 novembre 2018 ore 9.30

Teatro Massimo Benevento

22 novembre 2018 ore 9.30 e 11.30

Teatro Giuseppetti di Tivoli

 

26 novembre 2018 ore 10.30

Teatro Nestor di Frosinone

da gennaio a marzo 2019 presso il Teatro Argentina di Roma

SINOSSI

Il razzismo più pericoloso è quello strisciante, quello nascosto tra le pieghe di ognuno di noi. Quello che neghiamo davanti agli altri, e talora davanti a noi stessi. Quello che si nasconde dietro i mille “io non sono razzista, ma…” che precedono sempre più spesso le frasi che sentiamo quotidianamente pronunciare. E’ un razzismo che nasce da paure ataviche e paure indotte da professionisti del mestiere. E’ questo tipo di razzismo, che vogliamo provare a raccontare, con lo spirito della commedia e del paradosso. E lo facciamo immaginando che lo Stato preveda, in nome di una non meglio precisata “emergenza abitativa”, che coloro che abbiano un appartamento superiore a una certa metratura siano obbligati ad ospitare un certo numero di immigrati: si tratta del cosiddetto “decreto dell’accoglienza”. La cosa coglie impreparati Maria e Riccardo, agiata coppia borghese con una casa di oltre cento metri quadrati, da due mesi in ristrutturazione, e che si vede assegnati una sudanese e un senegalese (Haya e Hazuz). Maria, donna di sinistra, da sempre impegnata in lotte contro la discriminazione razziale e a favore dell’integrazione, nel momento in cui è costretta a mettere in pratica i propri principi, perde ogni pudore e fa di tutto per eludere la legge: corrompe una funzionaria del Comune, paga il suo operaio moldavo per essere ospitato da lei (in modo da accogliere una persona conosciuta e che le faccia dei lavoretti inclusi nel prezzo), costringe i suoi “accolti” a dormire nel corridoio o nella cabina armadio per non rovinare le stanze appena imbiancate, distrugge mezza casa per far abbassare i coefficienti comunali e poter ospitare qualche persona in meno, fino a pagare una tangente per far trasferire la sudanese a Pisa, dopo aver scoperto che suo figlio Simone si è innamorato di lei. Riccardo, che da sempre ha avuto idee politiche opposte a quelle di Maria, è quasi imbarazzato da come la moglie sia diventata intollerante, ma questo non lo porta a rivedere le sue posizioni, che restano profondamente razziste. Anche se, nel momento in cui i tre immigrati cominciano a essere stufi delle continue dimostrazioni di razzismo di Riccardo e Maria e gliele rinfacciano, i due coniugi continuano a negare orgogliosamente la loro miseria morale. Il gioco di equivoci e di intrecci comici prosegue in un crescendo surreale fino al parossismo del finale a sorpresa. La particolare struttura di “Come se foste a casa vostra” fa sì che nell’impianto tradizionale della commedia si innervino elementi volutamente dissonanti, distanti dai canoni classici del comico, che analizzano le tematiche del razzismo e dell’integrazione sotto tutt’altra luce e angolazione, sulla base di testimonianze e di recitazione su musica. Sono piccoli iati che rendono lo spettacolo un esperimento che solo fino a un certo punto è inquadrabile in un genere unico. Forse perché non esistono i generi. O forse perché una delle più incredibili tragedie di quest’alba di secolo -il razzismo, che nessuno avrebbe pensato, dopo il secolo breve, di vedere spuntare nuovamente così presto- non merita un genere unico.

 

 

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