Dicono di noi


“Come se foste a casa vostra”

Viaggio verso una stella che si spegne

Recensione di Alessio Mizzoni
Liceo Classico “V. Simoncelli” (Sora), classe VB

Viaggio non è casa. L’accezione di viaggio proposta dalle fondamenta della cultura di massa occidentale, da individuarsi nel poema omerico dell’Odissea, distingue il viaggio dal concetto di casa, definendo il primo come peregrinazione di cui nulla è conosciuto se non il punto di partenza, e il secondo come porto sicuro al quale l’uomo tende per sua natura. L’aspirazione alla casa è atavica quanto l’aspirazione al possesso, che distingue il legittimo retaggio bestiale dell’uomo, come testimoniato dalle teorie del giusnaturalismo lockiano e delle dottrine liberali, che, di fatti, costituiscono il principio di causalità prima delle moderne e contemporanee costituzioni. Viaggio non è casa; la formica che abbandona la società di cui è parte organica viene calpestata o spazzata via dal vento, l’ostrica che si stacca dallo scoglio muore tra i flutti. Il viaggio è la negazione suprema della nozione di casa, dal momento che osa porsi in una condizione di contrapposizione nei confronti dell’organicità della società alla quale gli esseri viventi sono costretti, e dalla quale non possono sottrarsi se non attraverso la morte. Una morte. Una morte in mare. Come quella di chi scappa da una casa che rischia di cadere e fa del viaggio la propria casa. Il viaggio non porta mai a casa, perché da casa può avere solo inizio. Il punto di arrivo è la costruzione di una casa nuova. Penelope aveva aspettato anni, e la tela in quel tempo si era consunta; se prima era stata a casa, al ritorno di Odisseo quella tela sarebbe stata una casa nuova, forse l’inizio di un viaggio nuovo. Una casa che cade a pezzi è sempre l’inizio di un viaggio. E se il viaggio è peregrinazione di cui è noto solo il punto di partenza, diventa necessità quando mira alla costruzione dei muri caldi di una casa. Sarebbe possibile stornare coloro che viaggiando fuggono, facendo cadere a pezzi la propria stessa casa. Ma (di nuovo) è casa quella che cade a pezzi? A loro volta quelli che l’hanno distrutta per non essere contaminati dal germe dell’ospitalità antica, sono costretti a cercare una nuova casa. “Come se foste a casa vostra” è la storia di una casa grande, forse bella un tempo, che in rovina perché coloro che la abitano si rifiutano di farvi vivere coloro che la casa non l’hanno demolita, ma ai quali è stata distrutta. La casa è la metafora dell’equilibrio tra la disponibilità fisica e potenziale degli uomini a prestare aiuto a quelli che essi avrebbero potuto essere se fossero nati nella guerra e nella miseria. Si tratta di un equilibrio labile, che puntualmente cade nell’ipocrisia insieme alle macerie che finiscono per riaffiorare sulla cresta delle onde marine. La rappresentazione teatrale è una demolizione costante, di muri e convinzioni, di stabilità e finte certezze del ceto benpensante. L’ipocrita rivelazione di ogni personaggio spacca la calce che riveste i mattoni, e ancora quelle macerie cadono in mare, dove nessuno può venire a salvare i viaggiatori alla ricerca di una casa, e non dell’ignoto. I pilastri si staccano e diventano alberi maestri in balia della tempesta, i tendaggi del cantiere volano e a quegli alberi maestri si legano diventando vele alte e grandi. Proprio quello è il momento in cui la casa diventa viaggio, mentre il viaggio aspira alla costruzione di una casa nuova. Ma quando l’imbarcazione di fortuna arriva, nessun faro ne illumina il percorso, né una serie di boe segnala l’ingresso al porto. Perché i porti sono chiusi, altri uomini dentro altre case hanno deciso che anche il porto, la casa di chi arriva dopo il viaggio, deve essere distrutto. Che i porti vengano chiusi allora, che la distruzione abbia seguito. Ma arrivi il giorno in cui gli uomini capiscano che la stella che quegli stranieri avevano tanto desiderato è la stella di ogni uomo. Arrivi il giorno in cui capiscano che il viaggio e la casa sono un mondo, e che quel mondo è la casa di tutti.

 

SPETTACOLO: “Come se foste a casa vostra”

29 gennaio 2019

Da un istituto tecnico industriale di Roma:
Care Barbara, Caterina e voi tutti (in rigoroso ordine alfabetico 😉
desidero ringraziarvi per lo spettacolo di grande qualità che ci avete proposto anche quest’anno.
Bravissimi gli attori, bello il testo che ha saputo sapientemente rompere la corazza di chi era prevenuto, portandolo prima ridere e poi a riflettere, fino a commuoversi durante i brevi ma intensi monologhi.
Un plauso particolare va ai due attori di colore cha hanno dominato la scena dimostrando anche di padroneggiare alla grande la nostra difficile lingua.
Alberto/Bogdan è riuscito, con la sua simpatia e la sua grande carica comunicativa, a infrangere la diffidenza dei ragazzi facendo crollare le ultime resistenze e conquistandoli pienamente.
Luca è stato una bella conferma, Sveva una vera, piacevole scoperta.
Insomma, ai mie studenti la commedia è piaciuta molto. Erano venuti un po’ per dovere, molto prevenuti anche dopo il laboratorio, durante il quale avevano dato sfogo ai loro più beceri pregiudizi. Invece hanno riconosciuto la capacità di trattare un tema attualissimo e spinoso con grande, intelligente levità. Chi aveva deciso di opporre strenua resistenza (8 su 34 studenti totali = ¼!)non partecipando né al laboratorio né allo spettacolo, oggi, ascoltando i commenti entusiasti dei compagni, si è sinceramente rammaricato.
Vi ringrazio anche e soprattutto come docente perché, col vostro lavoro ed il vostro impegno su questi difficili temi, riuscite a creare una preziosa sinergia col mio impegno quotidiano in classe. Sono dell’idea che stiamo vivendo una stagione davvero critica per i nostri valori millenari che ora vengono così vituperati e troppo semplicisticamente gettati a mare. Affrontare questi discorsi in forma trasversale rafforza ciò che in classe tratto ogni giorno attraverso le faticose pagine di Storia o quelle difficili di Letteratura. Perciò è bello riuscire poi a riannodare tutti i fili sparsi, dentro e fuori le mura scolastiche. Ci si sente meno Don Chisciotte e più utili nel proprio ruolo.
Attendo con piacere di partecipare al prossimo spettacolo previsto.
Intanto vi auguro di continuare l’ottimo lavoro di squadra che già state facendo.
A presto,
………….

 

LABORATORIO TEATRALE IN LINGUA INGLESE:

LICEO ORAZIO di ROMA

Irene Gigliotti: The theatre has always been considered an experience that helps one to grow up during one’s cultural and psychological life time…….My best experience was when I had the opportunity to take part in a real professional theatrical company thanks to a project that gave us the opportunity to meet real actors, to make new friends and most of all to be in a real theatre the QUIRINO theatre in Rome…. I experimented new sensations like responsabilty, professionality, freedom too that helped me to be self-confident and made me enjoy those moments that I will never forget.

Severo Alessandro: When the teacher proposed the theatrical project in our class I was so excited because this experience gave me a lot of emotions and made me feel so good. I also had the opportunity to perform in “The Others”, a play that is about diversity and teenager’s problems….. This amazing experience has taught me to collaborate with the rest of my classmates.

Silvia Biggio: The theatrical experience has had a great influence on my culture and my personality because it has helped me develop confidence and at the same time it has taught me a great deal of expressions and phrases in English. This experience has shown me how to work together with my school-mates and to get to know them better in a different context. Theatre is concentration, hard memory work and diligence…Theatre has really changed my personality in a positive way, teaching me how to talk in public without embarrassment and making me an open-minded person with much creativity and free thinking.

Giorgio Timperio: Thanks to the theatre I have become a new person as I have mostly improved my relationship with my friends …. Theatre leads me away to a fantastic dimension….

Simone Giunta: .. With the theatre you have the opportunity to play immortal characters and give them your own interpretation and your feelings… Theatre is great because in all the plays we can find the main themes of life: love, honour, power and death. It is an amusing way to learn and improve our cultural growth instead of reading a book alone in a room. In the ancient Greece, theatre was considered the greatest expression of art and the government had the responsability to pay actors and give resources to the directors. I think we should have the same organization today.

 

 

Riflessioni di alcuni alunni che hanno partecipato al progetto “The others”

I.T.S.S.E.T. “Emanuela Loi”   Nettuno

Classe 1 A AFM

E’ stata una bella esperienza. Ridendo e scherzando sono stati esposti i problemi della società di oggi e a fine spettacolo ci è stata data l’opportunità di dire la nostra.           Alessandra Romei

L’esperienza a teatro è stata molto educativa, perché mi ha insegnato che, anche se hai un disturbo mentale o fisico,  siamo tutti uguali.     Ludovica Panunzi

Molto divertente ed istruttivo, gli attori erano ben preparati.       Marika Scafarti

Lo spettacolo è stato molto divertente, ma allo stesso tempo educativo.       Francesca Corrias

E’ stata un’esperienza bellissima.    Emanuele Pirro

 

Classe 3A SIA

Lo spettacolo ci ha fatto molto riflettere, perché faceva capire come si poteva sentire una persona vittima di bullismo. Sicuramente nel teatro ci sarà stato un bullo e spero che, grazie allo spettacolo, abbia cambiato idea ed abbia fatto un esame di coscienza.      Stefano Guerra

Una lezione importante per farci capire il punto di vista delle persone considerate “diverse”, facendoci vedere che sono come noi.      Valentino De Pasquale

Un argomento che mi ha colpito particolarmente è stato quello degli handicappati, perché mi ha fatto capire il modo in cui si sentono ogni giorno e cosa possono pensare: in certi momenti si sentono esclusi dalla società e, se io fossi nei loro “panni”, proverei soltanto rabbia.       Roberto Crescenzo

Questo spettacolo ci ha fatto riflettere molto, perché almeno una volta nella nostra vita abbiamo tenuto un comportamento sbagliato nei confronti di persone a noi sconosciute che definiamo “diverse” per il loro aspetto esteriore o per qualcosa di meno visibile ai nostri occhi, come un ritardo mentale.       Sharon Passeri

Credo che lo spettacolo sia servito molto a far riflettere i giovani e a far capire loro la gravità della discriminazione, bisogna aiutare chi non riesce ad integrarsi e non prenderlo in giro.           Silvia Pecetta

Lo spettacolo ci ha fatto capire che bisogna superare la prima impressione sulle persone e a non discriminare persone con qualche disagio in più rispetto a noi.     Davide Marcelletti

Lo spettacolo è stato molto utile perché ci fatto capire che siamo tutti uguali.      Alessio De Marco

Lo spettacolo mi ha fatto capire  che le persone vanno apprezzate per quello che sono e che siamo tutti diversi, ma tutti uguali.            Youssef Mahmoud

 

ABBIAMO UCCISO SOFOCLE. Teatro dé Servi  Stagione 2015-206

scuola Agorà

Avevo piacere di lasciarle un feedback sulle attività da voi proposteci quest’anno.
Un’esperienza davvero positiva sotto tutti i punti di vista.
Il laboratorio di distorsione comica è stato molto interessante e ben accolto dai ragazzi, tutti vi hanno partecipato con entusiasmo anche superando le tipiche insicurezze e paure dell’età adolescenziale: magia e potere del teatro!
Spettacolo al teatro de’servi
prima cosa,
Tutti gli alunni sono stati davvero colpiti!!! Ne hanno parlato a casa, con gli amici, a sport, nei temi… Davvero non mi aspettavo un risposta così sinceramente entusiasta.
L’organizzazione logistica è stata perfetta, il teatro è facilmente raggiungibile ed è stata una bella occasione per far prendere ai ragazzi i mezzi pubblici e farli girare per Roma.
Lo spettacolo è stato veramente piacevole, esilarante anche per le insegnanti, tanti complimenti agli attori tutti!
Un modo ottimo per far conoscere il teatro e introdurre nelle tre classi delle medie una parte del programma: il teatro antico in prima, il testo comico in seconda, il metateatro e la riflessione sull’identità pirandelliani in terza.
Ringrazio ancora lei per averci contattato e gli altri soggetti dell’Alt Academy, non è cosa da poco incontrare la professionalità che ci avete dimostrato.
Speriamo di poterci risentire l’anno scolastico prossimo.
Invio con i miei saluti più cordiali ancora complimenti
Giulia Paris

 

THE OTHERS

lL Liceo Gassman di Roma un progetto teatrale formativo sull’inclusione sociale – Novembre 2015

Al Liceo Gassman di Roma grande fermento tra gli studenti della scuola che alla guida della professoressa Anna Pezzano, hanno partecipato al Teatro Quirino come protagonisti-attori ad un progetto teatrale di ottimo livello formativo, culminato nella rappresentazione dell’opera  “The Others”. Una produzione Alt Academy con Luca Ferrini alla Direzione Artistica.


Nato da un’idea del regista Michele Cosentini, autore del testo, “The Others nasce come spettacolo di prosa sperimentale destinato ad un pubblico adulto e adolescenziale, arricchito da diverse canzoni rock, coreografate, cantate e suonate dal vivo, che supportano e fortificano i messaggi di base: denuncia della discriminazione razziale, sessuale, sociale e culturale, purtroppo sempre molto attuali e dilaganti.
Il titolo “The Others” è un acronimo che indica le diversità che vengono trattate nel corso della rappresentazione, ogni sua lettera disegna una zona d’ombra in cui la discriminazione esercita il suo massimo e più basso potere:
 O       come OBESI (inadeguatezza rispetto al proprio corpo)
– T       come TALEBANI(discriminazione religiosa)
– H       come HANDICAPPATI(discriminazione nei confronti dell’handicap)
– E       come EXTRACOMUNITARI(discriminazione razziale e culturale)
– R       come RITARDATI(bullismo)
 S       come SFIGATI(sentimento di inadeguatezza rispetto a se stessi).
Francesca Del Fa, Guglielmo Lello, Giuseppe Orsillo, Noemi Quercia e Riccardo Sarti sono stati accompagnati dalle comparse e dalla band che si occupava della colonna sonora di alcune scene della rappresentazione a cui hanno partecipato studenti di vari licei romani, tra cui il Liceo Gassman.
Lavorare con professionisti è un’esperienza che arricchisce a livello umano, specialmente se i componenti del cast si rivelano persone meravigliose, umane, affidabili e speciali,personalmente facevo parte della formazione musicale come corista.
Con il cast si è creata un’alchimia profonda e una sintonia meravigliosa e magica. I collaboratori esterni al cast ci hanno supportato e aiutato in tutto il percorso con disponibilità e pazienza. Tra i ragazzi stessi si è creato un legame molto forte. L’atmosfera lavorativa è risultata piacevole durante tutta l’avventura, nonostante gli orari pesanti e la fatica, abbiamo continuato a partecipare con entusiasmo.
Lo spettacolo in sè è stato molto sentito dalla maggior parte di noi, soprattutto moderno e attuale perchè fa riflettere su temi sociali molto sentiti dagli adolescenti. Dialoghi e monologhi molto forti e frasi d’effetto che sono arrivati in maniera semplice, ma efficace allo spettatore attraverso le tematiche della diversità, della discriminazione, dell’omofobia,  dell’inclusione sociale

Lo spettacolo in sé ha messo in scena un mondo spesso nascosto e sommerso che non viene alla luce facilmente, appunto quello degli adolescenti e le incomprensioni di un’età complessa perché ancora in costruzione.
Sono stati affrontati, temi importanti come la bulimia, l’autolesionismo, il bullismo e il cyberbullismo, la discriminazione degli stranieri, la diversità fisica, la disabilità, sia dal punto di vista del disabile che delle persone che gli stanno accanto.

La sensazione è stata quella di vedere in scena il diario segreto “scassinato e incompreso” dell’adolescenza attraverso parole che venivano pronunciate liberamente da ragazzi che solitamente non parlano o a cui nessuno chiede nulla per pudore o per paura.
Un messaggio che porta necessariamente a riflettere e a mettersi in gioco,  nei panni sia dei ragazzi, sia di coloro che li osservano dal di fuori di fronte a comportamenti talvolta inspiegabili e sciocchi su cui abbiamo avuto modo di riflettere.

La scenografia semplice ed essenziale, composta da cubi grigi e un telo sul quale venivano proiettati filmati funzionali, ha dato risalto ai personaggi su cui l’attenzione doveva essere focalizzata.
I feedback degli spettatori, per la maggior parte ragazzi appartenenti a varie scuole, sono stati molto positivi anche perché i testi sono stati elaborati sulla base di testimonianze reali, sapientemente adattate per un pubblico sensibile, empatico e  coinvolto.
L’impatto emotivo è stato forte e incisivo, le persone sono rimaste inchiodate alle poltrone rosse, con il fiato sospeso, aspettando di conoscere il seguito di quelle vicende talvolta incredibili, ma vere.
La curiosità e la paura di conoscere si percepiva tra gli spettatori e il silenzio della sala a un certo punto ha fatto da padrone.
L’esperienza ha lasciato le sue impronte nelle anime delle persone coinvolte sia dietro le quinte che sotto al palco, ha aperto la mente a nuovi orizzonti al problema della discriminazione.
Un campione di spettatori, inoltre, dichiara di essere disposto a ritornare a teatro per rivivere delle emozioni così forti e significative.

 La testimonianza di Selene Severini: un’esperienza che ha lasciato in noi tracce indelebili e spazi di riflessione sui temi della discriminazione razziale, sessuale, sociale e culturale.

 

Addì 14 settembre 2014

Diario di…Torre

Un triangolo di sole scaldava le guance, una brezza a tratti più fresca lambiva le spalle. Occhi su Spazio Scena, intense le emozioni in movimento, per un…”Divino Inferno”. Ultimo sabato a Torre, ultimo evento, ultimo Sogno in spettacolo da mandare a memoria. Chiudere con La Divina Commedia questa stagione a bordo del nostro Plantago, è stato come… consacrare il nostro veliero, e questo luogo magico in cui da mesi ha trovato attracco, qui, dove ogni tramonto preannuncia una notte diversa, qui, dove la natura non fa mai dimenticare di esser la padrona. Ma né Dante, né la sua Divina, avrebbero potuto arrivare ai nostri campanelli emozionali senza la magistrale interpretazione di Sebastiano Nardone, profondo conoscitore della materia, attento, rigoroso, trascinante interprete del testo. Se l’Alighieri fosse ancora “ne’ su’ cenci”, dovrebbe ringraziarlo, abbracciarselo tutto, promuoverlo tra le genti di ogni secolo come suo unico divulgatore di Commedia.

Passo dopo passo, canto dopo canto, siamo scesi per mano a Sebastiano negli inferi danteschi. In bocca a lui quel verbo antico, quella poesia pura, hanno trovato una chiave d’accesso valida per tutti, da mettere in secondo, ma azzarderai anche in terzo, i nostri personali livelli di conoscenza; sia poetici che del testo stesso. Bravo, bravo ,bravo! E non è una scontatezza di parola. Attore, come Attore deve essere, di quelli che ci credono tanto da far credere te ancor prima di loro, di quelli che “ …datemi un teatro, quattro tavole in croce e qualche spettatore e il genio si vedrà…”. Come ogni volta che siedo sui bancali poltrona platea, e Spazio Scena o Spazio Boschetto irrompono nel segreto mio giardino, fatico poi a riportare fuori dal mio involucro le percezioni emozioni, sensazioni provate. Sarà mica anche questa una di quelle?…

Sebastiano ha umiltà nello sguardo e pacatezza nella voce, stringe mani, ringrazia di averlo ascoltato, di aver con lui condiviso. Sarà mica ahimè “un male” per sopravvivere in quel suo mondo d’arte?…

Chiudo il diario e già penso al mio imminente congedo da voi, alle parole per raccontarvelo. Ma questa è un’altra storia, domani è un altro giorno…

Affezionato vostro

Capitano Iovaniga

Una lettura severa e agile del testo pirandelliano, di assoluta godibilità e fruibilità. A mio parere Sebastiano Nardone è uno dei più bravi attori italiani e in Pirandello è quasi insuperabile.

Consigliatissimo

prof. Roberto Renna ( IIS R.Rossellini, Roma)

La forza dello spettacolo è anzitutto quella di farci vedere che la corruzione ha penetrato le diverse sfere della vita sociale. Non è più qualcosa che riguarda la politica e basta. Coinvolge l’economia, l’informazione e la stessa mentalità comune. Non è marcio solo il sistema, ma anzitutto la coscienza degli individui. La tentazione è uguale per tutti ed è quella della via facile per raggiungere il più in fretta possibile un successo che risponde solo all’interesse personale, impenetrabile a ogni riferimento al bene comune” (Federico 5 AE).

Credo che promuovere iniziative come quella del Teatro Argentina serva soprattutto a noi, giovani di questo paese. Perché aprire gli occhi e sapere quello che ci accade intorno è il primo passo per prenderci cura del nostro futuro. Il futuro passa anzitutto dalla coscienza del presente” (Alessio 5 AE).

ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE FARADY DI OSTIA