Parla forte, non ti sento!


dal 4 al 16 dicembre 2019

coproduzione Alt Academy e Teatro di Roma

presso Teatro Argentina di Roma

uno spettacolo di Annalisa Bianco

progetto Carlotta Mattiello

con: Sveva Tedeschi, Luca Ferrini, Alberto Melone, Andrea Verticchio.

 

SINOSSI: Gli adolescenti possono superare la paura dell’inadeguatezza, stemperando la tensione e il disagio attraverso il riso, rendendo le situazioni meno drammatiche, cogliendone gli aspetti divertenti e paradossali? Riescono gli adolescenti a ridere dei loro problemi? Possono ridurre l’ansia e la paura ridicolizzando ciò che crea loro disagio, riducendone così la forza e la pericolosità? Sono capaci di autoironia? Possono prendersi un po’ meno sul serio, concedendosi lo sbaglio, il difetto, la mancanza, riducendo la tendenza alla perfezione che oggi governa la nostra vita? E noi adulti, possiamo aiutarli in questo sforzo, senza correre il rischio di sembrare quelli che sottovalutano i loro problemi? Siamo in una discoteca, una di quelle piene di adolescenti, con i genitori fuori ad aspettarli addormentati in macchina. Gli adulti stanno fuori. Dentro i ragazzi stanno in una sempre più rara, condizione di libertà percepita, apparentemente senza controllo e mediazione. Nella sala della discoteca è impossibile parlare, si fa altro: ci si mostra e si dimostra alla comunità dei pari quanto si è all’altezza della situazione, quanto si è uguali a tutti, appena fuori dalla sala, davanti alle tre porte della toilette della discoteca, si incontrano ragazzi con caratteristiche e ruoli diversi e si sviluppano situazioni di relazione che mettono in evidenza le problematiche e i comportamenti diffusi. Storie diverse ed emblematiche, tutte legate a quella paura dell’inadeguatezza che sembra così grande per gli adolescenti da essere la radice delle problematiche più frequenti. Ma lo sguardo “interno” dell’adolescente su sé stesso, senza la presenza di adulti da ricattare affettivamente, può anche essere mostrato in una sua valenza autoironica. Le porte chiudono, separano, relegano, nascondono ma sono anche l’elemento chiave del Vaudeville, cioè della commedia a intreccio più dinamica della storia del teatro. A un certo punto la scena si ribalta, mostrando l’interno delle singole toilette, offrendo l’occasione per esternazioni individuali, monologhi che sottolineano le individualità e si intrecciano nelle loro analogie. Da sponda ineludibile fanno le uniche due figure di adulti ammessi: l’addetto alla security che volentieri passerebbe il sabato sera in famiglia, con i propri figli e invece si trova lì, invischiato in situazioni complicate con i figli degli altri. Un po’ poliziotto, un po’ padre, sicuramente in difficoltà in tutti i ruoli, come ogni genitore. La donna delle pulizie, senza figli per scelta e poco disponibile a farsi coinvolgere. Entrambi devono sostenere un difficile confronto, mentre gli intrecci narrativi tra le vicende dei personaggi si sviluppano al ritmo della musica della discoteca.

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